Motorpsycho
Rolling Stone, Milano - 10.05.2006
Immaginate di andare a un concerto dove su un enorme palco si esibiscono in contemporanea Xhol Caravan, King Crimson, Pavement, Fuck, Grateful Dead, Iron Maiden, Hawkind, Sonic Youth e un qualsiasi altro gruppo stoner di quelli in auge un po' di anni fa - per esempio i Loose.
Cerare di seguire gli uni e poi gli altri, e poi gli ultimi nell’angolo del palco causerebbe schizofrenia assicurata, no? Beh risparmiatevi la fatica, perché per avere il medesimo straniante effetto, ma evitando di beccarvi la citata grave malattia mentale, è sufficiente una sola band: i Motorpsycho from Trondheim. Come ho fatto io…
I Motorpsycho, che come i Mudhoney e i Faster Pussycat Kill! Kill! prendono il nome da un film di Russ Meyer, nascono a fine anni '80 e hanno dato alle stampe qualcosa come 11 dischi: l’ultimo, un doppio, si intitola Black Hole/Black Canvas. Cominciano miscelando grunge, heavy-metal e indie per poi (incontentabili) aggiungere elementi jazz, noise e pop, approdando infine a uno stile proprio e irriproducibile.
Tanto da assurgere allo status di band di culto e conquistare, con esso, uno zoccolo duro di fan: avreste dovuto sentire il Rolling Stone cantare all'unisono il chorus di uno dei pochi ripescaggi del repertorio, "Walking on Water": un pezzo secondo me minore (e qui mi becco gli insulti, lo so) pubblicato in un disco di soli nove anni fa. Cantavano TUTTI, nessuno escluso. Ovviamente non vi dico come hanno cantato sul ripescaggio di dodici anni fa...
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Il live, però, è stato penalizzato da due piccolezze:
1. il Rolling Stone non ha dato il meglio di sé dal punto di vista della sonorizzazione, a causa evidentemente di una scelta fonica verso il volume. Ne è risultata una penalizzazione degli strumenti, tuttavia la fine del concerto ha segnalato un miglioramento, anche se lieve. Consentitemi una cattiveria: Bent Sæther è stonato come una campana, se il suono non è al meglio di sé si patisce…
2. una scaletta che ha dato pochissime soddisfazione ai fan della vecchia guardia (come me!): su 18 canzoni solo 5 erano dei vecchi dischi, anche considerando che il concerto è durato due ore! Nostalgia canaglia!
Nonostante tutto, però, sentire suonare i Motorpsycho è sempre come andare a sbattere contro un muro d'aria a 200 all'ora. Se non ci credete basta che andiate su motorpsychonews.blogspot.com, dove fra le altre cose sono a disposizione alcuni filmati di concerti recenti. Mi raccomando, però: ricordatevi di mettere il casco, prima… Ah, sbattere e ovviamente sopravvivere, altrimenti che gusto c’è.
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recensione di Roberto Mauro |
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