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Offlaga Disco Pax
Castello Visconteo - Pavia - giugno 2006
Pavia è sempre Pavia, in definitiva molte zanzare, aria afosa e un centinaio di persone nel castello Visconteo, sotto un tendone di plastica ad ascoltare una delle band emergenti della scena alternativa italiana. Ovviamente, più le sedie vuote che non il pubblico partecipante... che tristezza... Furio dice che la “colpa” è degli ODP: ma chi li conosce? |
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Chi vuoi che sfidi gli elementi, chi mai cercherà lo scontro con la pavese Natura matrigna per vedere un concerto di sconosciuti che non hanno neanche una vera batteria? Solo tuz, tuz elettronico una chitarra di sottofondo, un basso che si impone e il sound del moog che reclama la prima fila del palco... non puoi essere sorpreso – mi dice – che non ci fosse nessuno. Beh proprio nessuno non è vero, un centinaio erano presenti: ragazzotti e ragazzotte in libera uscita, ben vestiti e pigri di testa... Beh, però lo sanno tutti che Furio è un conservatore, il suo è lo sguardo del vincitore ed è inevitabile che “quelli” sono solo macerie ai suoi occhi. |
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Comunque, che sia responsabilità dell’organizzazione che non pubblicizza una beata, che sia colpa dei musici che non sprigionano appeal o della città che, come direbbe Montalbano, se ne stracatafotte la minchia non cambia certo qualcosa. Non modifica la sensazione che ho provato/vissuto: e cioè che mi sono annoiato. E questa è certo responsabilità degli Offlaga... non amo particolarmente la musica a basi, eppure sul disco mi era piaciuto molto. La batteria... la batteria mi è mancata, molto... il cantato è di per sé, per scelta stilistica, monocorde, monocorde, monocorde...l’accento del parlato regional-sfottente, la chitarra del mancino si è per lo più nascosta tra gli effetti per venire alla ribalta (tra l’altro in maniera più che intrigante) solo in un paio di pezzi. |
La verità è che mi sono annoiato, un’ora di concerto che poco dopo la metà reclamava il cambiamento di canale, pareva di essere in una Cattedrale, e assistere a un concerto di quelli di musica così detta “alta”. Mi annoio, ergo sum? Non pensate male, non sono stati al di sotto della media (e con ciò non voglio neanche dire che sono scarsi in partenza), lo spettacolo ai fan(atici) è piaciuto e non posso certo biasimarli, ma quello che il concerto mi ha portato a pensare è che il distacco dall’elettronica dovrebbe essere uno degli obiettivi primari di questo trio. Perché la noia è figlia della meccanica, della ripetizione, dell’assenza di follia, del binario continuamente percorso senza battito di ciglia. E un fabbro che pesta alle spalle di tutti potrebbe essere un buon antidoto. Fatevi venire in mente i CCCP... aumenta il pubblico, si allarga l’audience e il cicicicicicici deve essere accantonato. I Depeche Mode si fanno limitare dalle macchine? Non credo... le usano, ci ricamano, arricchiscono, magari coprono, ma non sostituiscono quello che non possono sostituire. |
| E soprattutto non rinunciano a nessun mezzo che permette loro di esprimersi. E un po’ di varietà umano aiuterebbe di molto alla comprensione. In definitiva, come valutare il concerto? Non male, anche grazie alla presenza di Montefiori Cocktail, un’allegra sorpresa dopo averli conosciuti per radio, non male visto il contesto provinciale pavese che abbatterebbe cavalli ben più robusti, da rivedere certamente tra qualche anno, con un nuovo album e nuove idee e concetti.
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recensione di Enrico Mauro |
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